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Orrore a San Martino, nel conto di Messina 1.2 milioni. Tutto cominciò con una denuncia dell’abbate

I ricavi della banda del cimitero sarebbero molto più consistenti, considerando il "sommerso"

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Monreale, 29 maggio 2018 – Giovanni Messina è stato indicato dagli inquirenti come il Dominus dell’organizzazione che per anni ha gestito il cimitero di San Martino della Scale. La banda, che dentro il cimitero di San Martino delle Scale faceva il bello e il cattivo tempo, era finalizzata alla perpetrazione di un numero indeterminato di delitti contro la persona, contro il patrimonio e soprattutto contro la pietà dei defunti, e non solo. L’analisi sui conti correnti di Messina ha fatto venire a galla somme per 1.200.000 euro, senza considerare “il sommerso”, che probabilmente rappresenta la fetta maggiore dei ricavi.

In precedenza Messina era finito sotto la lente d’ingrandimento della Procura di Palermo. Nel 1996 e nel 2009, infatti, è stato sottoposto ad accertamenti che scaturirono da alcuni esposti anonimi che lo indicavano come una figura ambigua nella gestione del cimitero di San Martino delle Scale. Sia nel 1996 che nel 2009 però i procedimenti vennero archiviati.

Nel 2015 qualcosa cambia e avviene la svolta. A San Martino viene nominato abbate Alberto Paluzzi che nota da subito situazioni ambigue all’interno del cimitero. Tutto è iniziato con una denuncia del 9 novembre 2015 sporta dall’allora abbate del Monastero Benedettino di San Martino delle Scale Alberto Paluzzi che evidenziò ai carabinieri situazioni “poco chiare ” inerenti il camposanto. L’abbate fece notare ai carabinieri della frazione come Giovanni Messina senza alcun incarico, era divenuto il gestore del cimitero. L’uomo si occupava della concessione delle sepolture, della manutenzione dell’area e di tutte le operazioni che dovrebbero essere prerogativa dell’Abbazia ed in parte anche dell’amministrazione comunale. L’abbate fece anche notare come “voci di popolo” affermavano che dentro al cimitero avvenivano strani spostamenti di salme e sparizioni di bare.  A San Martino si nutrivano seri dubbi sul fatto che le salme di alcuni defunti potessero ancora essere custodite in nel camposanto.

Quello che ha fatto storcere il naso agli investigatori è che, nonostante all’interno del cimitero l’abbate Paluzzi avesse fatto installare delle videocamere di video sorveglianza, quando Messina e gli altri elementi della banda entravano al cimitero, interrompevano la corrente elettrica per evitare che qualcuno potesse registrare movimenti anomali all’interno del cimitero. I carabinieri della Stazione dei Carabinieri di San Martino delle Scale, coadiuvata dalla compagnia dei Carabinieri di Monreale, iniziarono così una fitta attività d’indagine e decisero quindi di installare nei pressi del cimitero un altro sistema di videosorveglianza e iniziarono ad intercettare le telefonate. Quelle “voci di popolo” indicate dall’abbate Paluzzi erano realtà. I carabinieri entravano di notte dentro al cimitero. Di giorno l’associazione lavorava dentro le botole e i cunicoli del camposanto, di notte gli investigatori documentavano tutto. 

Redazione

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