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“Cimitero degli orrori”. Gli uomini sgobbavano nel camposanto. La madre Erminia Morbini falsificava gli atti

Per gli inquirenti sarebbe fondamentale la posizione di Erminia Morbini all’interno dell’organizzazione che gestiva abusivamente il camposanto

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Monreale, 2 giugno 2018 – Emergono nuovi particolari dall’indagine sul cimitero di San Martino delle Scale, gestito abusivamente da un’associazione criminale familiare. Se i lavori “pesanti” venivano affidati agli uomini, ai manovali, e se il fulcro dell’organizzazione che gestiva il cimitero di San Martino delle Scale è stato riconosciuto in Giovanni Messina, Erminia Morbini, settantacinquenne, moglie di quest’ultimo, è ritenuta dagli investigatori la persona che si occupava di tutta la parte burocratica dell’impresa.

All’anziana donna, veniva demandato dal marito il lavoro di falsificazione delle scritture privare, dei certificati di morte e di tutte le pratiche di sepoltura all’interno del cimitero degli orrori di San Martino delle Scale.

Per gli inquirenti sarebbe fondamentale la posizione di Erminia Morbini all’interno dell’organizzazione che gestiva abusivamente il camposanto. La donna, apparentemente un’ingenua casalinga, in realtà è considerata da chi ha indagato, consapevole delle attività commesse dal marito, tanto da sapersi comportare adeguatamente in caso di dubbi avanzali da terze persone sulla gestione del cimitero. In occasione di uno spostamento dei resti umani di una signora, Morbini Erminia avrebbe redatto un foglio di disponibilità di celletta, in un’altra occasione, su indicazione del marito, avrebbe prodotto un foglio di disponibilità di loculo. Il ruolo rivestito dalla Morbini sarebbe dunque quello della gestione documentale del business illegale dei morti.

Il ruolo della moglie di Messina è confermato anche da alcune intercettazioni telefoniche tra i due coniugi. Alla stessa donna era stato anche intestato il contatore Enel installato all’interno del cimitero, poi attribuito nuovamente all’Abbazia dei Benedettini, in seguito all’intervento di un parroco del monastero. Il Gip ha imposto alla donna il divieto di dimora nel Comune di Monreale, per il suo contributo fornito negli aspetti burocratici-amministrativi dell’associazione e nella falsificazione della documentazione.

Redazione

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