«Ci scendo io dentro la tomba!». Numerosi i parenti dei morti di San Martino all’incontro coi legali

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Monreale, 8 giugno 2018 – Si sono presentati in centinaia il 6 giugno scorso i parenti dei morti, seppelliti all’interno del cimitero di San Martino delle Scale, nel corso di un incontro organizzato da alcuni avvocati che hanno iniziato a seguire la prima fase dell’inchiesta sul cimitero di San Martino delle Scale. La frazione monrealese mercoledì scorso si è riempita di gente, accorsa in seguito alle notizie riportate dalla stampa sulle vicende, ricostruite dai carabinieri di San Martino e di Monreale, avvenute all’interno del camposanto di proprietà dei monaci Benedettini del monastero di San Martino.

Non sono mancati i momenti di tensione, causati, com’è facile immaginare, dalle notizie trapelate in questi giorni. Molte persone non sanno se sotto quelle lastre di marmo ci sia ancora la salma del proprio caro defunto. La maggior parte degli accorsi era presente proprio perché in essi è maturata la paura che sotto quelle tombe potrebbero non esserci più i resti mortali dei propri parenti che sono stati seppelliti a San Martino. Da oltre vent’anni all’interno di quel luogo sacro accadeva di tutto: spostamenti di salme non autorizzati, occultamento di resti umani, falsificazione di documenti e truffe circa la vendita e il rinnovo delle concessioni dei loculi. L’incontro è comunque servito a fornire alcune informazioni alle persone interessate, in momenti caratterizzati da confusione, causati da notizie frammentarie e da un’inchiesta che è ancora in fase di definizione e approfondimento. Molte vicende sono, infatti, ancora coperte da segreto investigativo.

Il percorso della Procura è ancora in itinere sulla base della verifica approfondita delle posizioni delle persone offese, cioè dei parenti più vicini ai defunti sui quali sarà possibile provare che sia stato compiuto un reato. L’indagine sarà comunque molto complessa e tortuosa perché sono molti i reati contestati alla banda che gestiva il camposanto. C’è chi ha pagato per una concessione che gli potesse permettere, una volta passato a miglior vita, un loculo dentro al cimitero. C’è anche chi non troverà più la salma di un parente dentro la tomba. Ci sarà chi è stato truffato per quanto concerne il pagamento delle bollette delle luci votive. C’è anche chi è stato vittima di richieste estorsive per il rinnovo della concessione di un loculo. Tutto questo si tradurrà in una mole di lavoro importante per la Procura palermitana.

Quello del 6 giugno, al quale ha partecipato una squadra di legali, è stato un incontro interlocutorio, che doveva servire a fare un po’ di chiarezza tra i parenti dei defunti. «A chi dobbiamo portare i fiori?», qualcuno ha urlato dalla folla. «Io vengo con i carabinieri e mi devono aprire la tomba!», ha detto un’altra signora. «Come facciamo a sapere se i nostri morti sono ancora lì sotto?», ha chiesto un uomo. «Da un incontro con il priore del Monastero – hanno fatto sapere gli avvocati intervenuti – negli archivi dell’Abbazia si ha una completezza documentale fino all’anno 2014-15 ma dal 2016 iniziano a mancare i documenti». Per i legali, sarà fondamentale eseguire alcuni controlli incrociati sulla verifica della documentazione presso l’abbazia, sia presso gli uffici del comune di Monreale, un lavoro certosino e non facile che impiegherà non poco tempo. «Ci scendo io dentro la tomba! – ha urlato una signora -. Questa faccenda non deve andare per le lunghe. Voglio vedere i miei cari. Mia madre, mio padre e mio fratello ci sono là sotto!».

Giovanni Abruzzo, ex consigliere comunale, a margine della riunione, ha comunicato l’intenzione di voler organizzare una fiaccolata in memoria dei defunti seppelliti all’interno del cimitero.

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