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Monrealexit, il Comune perderà il 4% del territorio, referendum dopo il Covid

Monrealesi che vogliono diventare Jatini. L’iter per l’operazione «Monrealexit» che racchiude in sé tutta l’intenzione di circa 160 cittadini monrealesi – 158 per la precisione – ma solo sulla carta di passare sotto la giurisdizione del Comune di San Giuseppe Jato. Da qualche anno a questa parte, da un’idea di “secessione”, si è passati all’azione e adesso pare che le cose si mettano davvero male per Monreale, che si appresta a perdere il 4% del proprio territorio. Si avvicina, infatti, il referendum che potrebbe suggellare il passaggio di alcuni territori storicamente appartenenti al Comune di Monreale al più vicino Comune di San Giuseppe Jato.

Da un parere dato dal Consiglio comunale di Monreale nell’aprile del 2018, dato però senza specificarne la motivazione, è scattato il countdown per l’indizione del referendum al quale prenderanno parte solo i cittadini dei territori che dovrebbero passare sotto l’egida del Comune di San Giuseppe Jato. Un risultato che appare scontato visto che si tratta di cittadini monrealesi sono sulla carta e che usufruiscono dei servizi del comune jatino, molto più vicino.

In questi giorni è arrivata al Comitato promotore per il riordino dei confini territoriali una nota da parte dell’Assessorato agli Enti Locali che preannuncia l’indizione del referendum consultivo tanto atteso. “La nota – dice il Comitato – si conclude annunciando che l’autorizzazione alla consultazione referendaria avverrà non appena cesserà l’emergenza sanitaria. Siamo molto soddisfatti per l’andamento dell’iter, ma sempre vigili e determinati per arrivare all’obbiettivo prefissato”.

Il progetto «Monrealext» prevede il passaggio delle contrade di Signora, Bommarito, Dammusi e Ginestra dal territorio monrealese a quello di San Giuseppe Jato. Come detto, si tratta del 4% del territorio monrealese, dono di Guglielmo II alla Diocesi di Monreale. Inquinamento e degrado ambientale, difficoltà nell’abitare, disagi di tipo socio-assistenziali, governo del territorio e questione religiosa, tra le motivazioni del riordino.

Dal momento che la deliberazione dell’aprile 2018 non ha riportato motivazioni a supporto del parere espresso negativamente, l’iter per il riordino dei confini è diventato in discesa. “Poichè la posizione del Consiglio comunale non è stata rimodulate – si legge sulla nota del Dipartimento alle Autonomie locali – il Dipartimento sta procedendo a proporre all’assessore il decreto di attuazione a consultazione referendaria”.

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