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L’omaggio a Ciccio Tusa e all’arte del “pane di Monreale” dell’Archivio Storico Diocesano

A Monreale, sin dai secoli passati l'attività dei fornai era tenuta in altissima considerazione

L’Archivio Storico Diocesano di Monreale onora la figura di Ciccio Tusa. Era il panificatore più anziano di Monreale, aveva 96 anni. Si è spento ieri ma la sua figura sarà ricordata da Monreale. Ciccio Tusa era un vero e proprio monumento. Questa mattina si è svolto il funerale a San Castrense.

Interessante è una nota pubblicata dall’Archivio Storico Diocesano che rende onore e omaggio al monrealese, “ed esprimere memoria grata a colui che, appunto, ha fatto storia con l’arte del suo bellissimo mestiere”.

“Chi lo conosceva – dicono Anna Manno e Don Giovanni Vitale -, sapeva che sin da bambino apprese i segreti dei mastri fornai del paese, contribuendo, in seguito, con la sua attività a far conoscere e valorizzare il Pane buono di Monreale. Oggi, la tradizione è continuata dai figli, in un legame temporale che è la massima espressione di amore e di affetti”.

A Monreale, sin dai secoli passati l’attività dei fornai era tenuta in altissima considerazione. La loro presenza era sinonimo di sicurezza e sostentamento alle necessità della popolazione, spesso provata da pestilenze e carestie. Come ricordano i componenti dell’Archivio Storico Diocesano, sono “preziosi i documenti archivistici che ci restituiscono l’attività benefica degli Arcivescovi alla guida di Monreale, che si attivano instancabilmente, durante le afflizioni, a disporre che al popolo non manchi pane, vino, olio, formaggio, indumenti e medicamenti. Fra tutti ricordiamo proprio colui che istituisce la nascita della festa del 3 Maggio da poco conclusa, Mons. Girolamo Venero, prodigatosi incessantemente con proprie elemosine, perché alla sua gente provata dal contagio del “pestifero morbo” sia fornito tutto il necessario, specialmente il pane, tanto da emanare tra l’altro, già dal 26 giugno 1624, anche bandi affinché i panificatori non usino frumento marcio per non danneggiare la salute di chi lo mangia, tra cui ci saranno, quando la peste entrerà a Monreale nel mese di febbraio del 1625, gli ammalati barreggiati dentro casa o al lazzaretto”.

Da qui la decisione di omaggiare il sig. Francesco Tusa “e con lui – dicono dall’Archiviio Storico Diocesano –  tutti i fornai monrealesi”. È stato scelto un manoscritto del 1764 (visibile nella galleria in basso) appartenente agli “Acta Curiae Civitatis Montis Regalis” dell’Archivio, nel quale sotto l’Arcivescovo mons. Francesco Testa, Signore e Abate della Città Stato di Monreale, il Pretore (cioè il Sindaco di allora) e i suoi Giurati (gli odierni assessori), dispongono che tutti i panettieri per produrre il pane buono “non usino frumento cernuto, emondato, ben netto di caniglia, ben condizionato, né mischiare ranza né altra mistura, ma che sia di farina pura. Un distintivo che ancor oggi rende unico il pane monrealese”.

“Caro Sig. Francesco, grazie per quanto hai fatto per la tua comunità monrealese. Noi ti affidiamo a Dio, certi che ora sarai con il Pane vivo disceso dal Cielo, nostro Signore Gesù Crocifisso e Risorto”, concludono Anna Manno e Don Giovanni Vitale, Archivio Storico Diocesano di Monreale.

La foto del Sig. Tusa è di Giuseppe Giurintano

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