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ASD, come aprirne una: impatto sociale e linee guida normative

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Aprire una ASD (Associazione Sportiva Dilettantistica) vuol dire fare il primo passo verso un percorso capace di cambiare le cose dal punto di vista sociale. Le associazioni sportive, infatti, rappresentano un presidio di benessere e di coesione sociale che, in un periodo in cui il disagio giovanile è particolarmente intenso – i dati post pandemia sono significativi al proposito – è a dir poco prezioso.

Se si ha intenzione di aprirne una, è importante informarsi bene, onde evitare errori, sulle normative vigenti. Il primo aspetto da considerare è il numero minimo di soci, che è pari a tre. Una volta individuate le persone con le quali si ha intenzione di dare il via a questa avventura, arriva il momento di redigere lo statuto. Dopo averlo finalizzato, è necessario registrarlo all’Agenzia delle Entrate, così da avviare l’iter per il riconoscimento da parte del CONI.

A seguito dell’entrata in vigore della Riforma dello Sport a inizio 2023, lo statuto delle Associazioni Sportive Dilettantistiche deve contenere riferimenti alla rappresentanza legale e all’assenza di fini di lucro, senza dimenticare i dettagli sulle modalità di scioglimento.

Lato costi per l’apertura, vanno considerati i 200 euro necessari alla registrazione di statuto e atto costitutivo all’Agenzia delle Entrate. Si tratta dell’unico onere fisso.  

Una parentesi importante riguarda la comunicazione, che passa innanzitutto dallo studio di un’immagine coordinata. Dal gagliardetto stampato da appendere in sede o da mostrare allo stand durante gli eventi fino alla carta intestata e all’abbigliamento brandizzato, sono diversi gli oggetti tangibili che, attraverso colori e font, devono richiamare alla mente il nome dell’associazione, acquistabili tranquillamente online su e-commerce specializzati come IdeaBandiere.

Anche se le regole rispetto all’apertura e alla gestione di aziende sono diverse, non bisogna dimenticare che sempre con un brand si ha a che fare. 

Ai fini della comunicazione, è importantissimo anche il sito. Le associazioni sportive dilettantistiche possono averne uno, ma devono gestirlo facendo attenzione ad alcune regole.

Tra queste rientra il fatto di chiarire che la realtà dietro il portale è una ASD. Ricordiamo altresì che è vietato pubblicizzare le attività vere e proprie. Le associazioni sportive dilettantistiche, infatti, possono promuovere solo il tesseramento. 

Tornando agli aspetti burocratici e focalizzandoci in particolare su uno necessario al buon funzionamento dell’associazione ricordiamo che, con l’entrata in vigore della Riforma dello Sport, il lavoro occasionale non è più compatibile con le realtà no-profit.

I collaboratori – istruttori in primis – possono essere inquadrati come dipendenti, come co.co.co. o come lavoratori autonomi a Partita IVA. 

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