Il presule sottolinea quello che si chiede ai candidati: onestà, competenza e coerenza etica
Monreale, 2 marzo 2018 – Il 4 marzo gli italiani saranno chiamati alle urne per eleggere i propri rappresentanti alla Camera dei Deputati e dei Senatori. Una campagna elettorale sciatta e con pochi contenuti ha caratterizzato le settimane antecedenti all’apertura dei seggi. Sul tema è intervenuto anche il vescovo di Monreale Michele Pennisi secondo cui la campagna elettorale» è stata condotta solo come guerra fra bande, o come demonizzazione dell’avversario senza affrontare un confronto sui contenuti del progetto politico». Un confronto, secondo il presule, che in questi tempi pare schiacciato su aspetti personalistici e poco sui contenuti.
«L’avversario politico – scrive Michele Pennisi, in una sua riflessione sull’impegno dei cattolici in politica – non è il nemico da abbattere a tutti i costi e con qualsiasi mezzo». Il presule sottolinea quello che si chiede ai candidati: onestà, competenza e coerenza etica. «Le elezioni non sono un concorso di bellezza. I cittadini debbono scegliere sui programmi concreti non in base alla faccia più o meno simpatica dei candidati nei mega manifesti elettorali o agli slogan pubblicitari – aggiunge il presule -. Su questi temi i candidati dovrebbero confrontarsi realmente. E sulla base delle loro risposte i cittadini elettori dovrebbero maturare le proprie scelte».
Nelle parole del vescovo anche le attese dai cristiani candidati: «Ci si aspetta che siano esemplari per rigore morale, attenzione alla gente, spirito di servizio, professionalità. È legittimo avere diverse visioni del bene comune, ma non è mai lecito subordinarlo all’interesse proprio o di partito». «C’è bisogno di politici autenticamente cristiani, ma prima ancora di fedeli laici che siano testimoni di Cristo e del Vangelo nella comunità civile e politica – conclude il vescovo -. Questa esigenza dev’essere ben presente negli itinerari educativi delle comunità ecclesiali e richiede nuove forme di accompagnamento e di sostegno da parte dei pastori. L’appartenenza dei cristiani alle associazioni dei fedeli, ai movimenti ecclesiali e alle nuove comunità può essere una buona scuola».
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