Covid-19, Arcidiacono a Capizzi: “Non guardi i numeri ma come stanno i cittadini positivi”

In una testata monrealese il consigliere comunale ed ex sindaco Piero Capizzi ha espresso la sua preoccupazione dopo aver letto la notizia sui nuovi casi

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Sono 56 gli attuali positivi al Covid-19 a Monreale secondo il report dell’Ufficio Statistica del Comune di Palermo su dati comunicati dall’ASP Palermo sui nuovi contagi confermati in provincia di Palermo. E c’è già chi parla di allarme e “dati drammatici”. Ma è davvero così? Certo, l’incremento dei contagi non fa certo esultare di gioia e deve essere considerato una spia da attenzionare ma certamente i dati non sono poi così drammatici. Monreale infatti, nonostante l’aumento dei contagi, continua a essere in linea, se non al di sotto, degli indici degli altri Comuni del Palermitano.

Il report è aggiornato al 27 ottobre e mostra come nel giro di una settimana il dato sia passato da 0 a +56 nuovi positivi. Secondo le statistiche, nel Comune normanno ci sono 1,4 positivi ogni 1000 abitanti. Un numero ancora esiguo se paragonato ai piccoli comuni dell’entroterra palermitano. Solo per fare un esempio, a Montemaggiore Belsito, comune con circa 3.100 abitanti, l’indice parla di 33,01 positivi ogni 1000 abitanti.

In una testata monrealese il consigliere comunale ed ex sindaco Piero Capizzi ha espresso la sua preoccupazione dopo aver letto la notizia sui nuovi casi. “Ma il numero effettivo sarà sicuramente maggiore”, ha affermato Capizzi il quale sostiene che “mano che più soggetti si sottoporranno al tampone scopriremo che il contagio è ben più diffuso”. Capizzi ha anche invitato il sindaco Arcidiacono a chiedere all’ASP dati aggiornati ogni giorno.

Alle parole di Capizzi, ha voluto rispondere il primo cittadino secondo cui “i contagi crescono in tutto il mondo, e non differentemente in Italia, in Sicilia e anche a Monreale, è arrivato l’autunno la stagione in cui la comunità scientifica, ma anche soltanto le persone di buon senso, temevano che il virus sarebbe ritornato con maggiore prepotenza”.

Arcidiacono intanto guarda alla statistica: “Se si volesse vedere il dato della nostra città da un mero punto di vista statistico, dovremmo tirare un respiro di sollievo, perché la percentuale di crescita è comunque al di sotto di quella media registrata nei comuni a noi prossimi. Ma non è così che va intesa la statistica. No è sapere che il nostro vicino sta peggio che ci deve incoraggiare. In questo momento è il nostro agire quotidiano che può salvaguardarci. È l’impegno di ciascuno a operare secondo le regole imposte dalle circostanze; regole dure da accettare, che hanno costretto noi tutti a dovere riconsiderare ogni nostro comportamento e a renderli in qualche modo innaturali”.

“A chi non pesa non abbracciare un padre – continua -, un fratello, un amico; non stringere una mano; non mostrare il proprio sorriso o il proprio broncio; non raccogliere semplicemente un oggetto che è caduto di mano a qualcuno che ci sta vicino. Tutto è mutato, e così dovrà essere, perché è la rinuncia all’esercizio di piccole libertà che può evitare che qualcun altro si ammali”.

Poi la risposta diretta a Capizzi: “Quando lei Capizzi chiede a me i dati sul numero di contagiati, dati che quotidianamente sono in mio possesso e che pubblico periodicamente, non fa il bene della comunità. Non è il terrore che ci rende più responsabili, ma è l’esempio. Non è sapere quanti sono i contagiati, ma prendere informazioni su come stanno. Avrei preferito che lei mi avesse chiesto in che condizioni salute si trovino i nostri concittadini ammalati e cosa si sta facendo per aiutarli. Sbaglierò, certamente, ma per me quello che dovrebbe fare un sindaco è stare accanto alla propria comunità e accrescere, in questa e per questa, il senso di solidarietà”.

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