
È arrivato il via libera al referendum per il riordino dei confini territoriali tra i Comuni di Monreale e San Giuseppe Jato ma la notizia non è così bella come ci si poteva attendere, almeno per quanto riguarda i promotori dell’iniziativa. Al referendum, secondo quanto prevede il decreto del 20 agosto dell’assessore alle Autonomie Locali, Zambuto, dovranno partecipare monrealesi e aspiranti jatini.
Una doccia fredda per i promotori del progetto “Monrealexit”. Da poche centinaia di votanti, infatti, ora il numero sale a dismisura, facendo vacillare il risultato che, almeno secondo le previsioni, appariva scontato.
Secondo il progetto di “secessione”, Monreale dovrebbe perdere il 4% del proprio territorio che ricade nelle contrade di Signora, Bommarito, Dammusi e Ginestra. Ora si avvicina il giorno del referendum che potrebbe suggellare il passaggio di alcuni territori storicamente appartenenti al Comune di Monreale al più vicino Comune di San Giuseppe Jato.
“La consultazione referendaria – dice il decreto dell’assessore Zambuto – si dovrà espletare nei termini e secondo le modalità previste dal D.P.Reg. 24 marzo 2003. n. 8 e dalla Legge 3 maggio 2021, n. 58, e sarà indetta dal Legale Rappresentante del Comune di Monreale, congiuntamente al Legale Rappresentante del Comune di San Giuseppe Jato. Il referendum riguarderà nella sua interezza le popolazioni del Comune di Monreale e San Giuseppe Jato i cui territori e le cui popolazioni devono subire modificazioni per lo spostamento dei confini e parti di territorio da un comune all’altro, nella considerazione che alle stesse devono riconoscersi un interesse qualificato per intervenire nel procedimento variazione che riguarda parti del territorio e di popolazione.
Da un parere dato dal Consiglio comunale di Monreale nell’aprile del 2018, dato però senza specificarne la motivazione, è scattato il countdown per l’indizione del referendum. Un risultato che appariva scontato visto che si tratta di cittadini monrealesi sono sulla carta e che usufruiscono dei servizi del comune jatino, molto più vicino. Ora però la situazione si complica e non è detto che i promotori possano ricorrere contro il decreto.
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