
Il pubblico ministero Alfredo Gagliardi chiede il processo per i 25 indagati dell’inchiesta sulla gestione del cimitero di San Martino delle Scale. Si tratta del piccolo camposanto tra i boschi della frazione di Monreale, ribattezzato come “Il Cimitero degli orrori”. Una vicenda che risale al maggio 2018, quando i carabinieri di Monreale hanno fermato cinque persone, tutte accusate a vario titolo di truffa, falsità in atti pubblici commesse da privati, falsità in certificazioni, violazione di sepolcro, vilipendio delle tombe, vilipendio di cadavere, occultamento di cadavere, distruzione, soppressione e sottrazione di cadavere.
Come riporta il Giornale di Sicilia, nel cimitero degli orrori di Monreale, fra loculi svuotati per far posto a nuove sepolture, il racket del caro estinto e parenti in cerca dei resti di propri cari, gli operatori “urinavano sulle tombe”. Il pubblico ministero ieri ha chiesto il rinvio a giudizio di 25 persone coinvolte nell’inchiesta sulla gestione del cimitero. Al collegio di difesa non è giunta alcune richiesta di rito abbreviato. Nell’aula bunker di Pagliarelli, davanti al giudice Marco Gaeta chiamato ora a decidere, l’udienza preliminare proseguirà venerdì prossimo e il 22 con l’intervento dei legali.
L’inchiesta ha fatto luce su una vera e propria presunta organizzazione criminale composta da Giovanni Messina, 70enne palermitano, Salvatore Messina, 38enne palermitano, Salvatore Messina 24enne palermitano, Antonino Campanella, 33enne palermitano ed Erminia Morbini, 74enne monrealese e moglie di Giovanni Messina. La procura del Capoluogo, dopo alcune segnalazioni da parte di cittadini, aveva aperto le indagini, scoprendo che all’interno del piccolo cimitero di San Martino delle Scale erano avvenuti fatti a dir poco sconcertanti. Le telecamere piazzate dai Carabinieri di Monreale ripresero tutto, anche la distruzione di salme. Alcuni resti umani sarebbero stati murati, altri dispersi nel terreno, anche al di fuori del Cimitero. Sono numerose le salme di cui non si sa più nulla.
Secondo l’accusa, sarebbe stato Giovanni Messina, che gestiva il cimitero con diversi suoi parenti e una cooperativa che porta il suo nome, a organizzare la presunta truffa e a fare il bello e il cattivo tempo nel camposanto. Alcuni degli indagati avrebbero distrutto decine bare a colpi di pala, profanato tombe e buttato i resti di moltissimi defunti. Ma i Carabinieri, proseguendo nelle indagini, avrebbero anche accertato responsabilità amministrative. L’udienza proseguirà venerdì e il 22 ottobre dove interverranno i legali. Al processo, inoltre, il Comune di Monreale si è costituito Parte Civile.
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