Cimitero degli orrori di San Martino, Capizzi e 8 dipendenti scagionati

l Gup del Tribunale di Palermo ha dichiarato il non luogo a procedere

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Non saranno processati i dipendenti del Comune di Monreale indagati nell’ambito del processo relativo al cimitero di San Martino delle Scale, ribattezzato come il “Cimitero degli Orrori”. Il Gup del Tribunale di Palermo ha dichiarato il non luogo a procedere per Busacca Maurizio, Salvatore Palazzo, Ganci Salvatore, Russo Cristina, Giuseppa Salamone, Turdo Rosa e Marchese Rosalia. Il giudice ha deciso di accogliere le argomentazioni dei legali Salvino Caputo, Francesca Fucaloro e di Giada Caputo. I dipendenti non saranno processati perchè “i fatti non sussistono”.

Non luogo a procedere anche per l’ex sindaco di Monreale Piero Capizzi, indagato per omessa vigilanza nella sua qualità di sindaco all’epoca dei fatti e per Maria Pia Cappello, altra dipendente comunale.

“La sentenza di non luogo a procedere con la formula che i fatti non sussistono emessa dal giudice per la udienza preliminare del Tribunale di Palermo Marco Gaeta, oltre che rendere giustizia nei confronti di coloro che avevano da sempre proclamato la propria estraneità ai fatti contestati, ridimensiona notevolmente l’impianto accusatorio della Procura della Repubblica e dei carabinieri della Stazione di San Martino delle Scale che avevano condotto le indagini”, hanno fatto sapere i legali commentando la decisione del Gup.

A vario titolo i funzionari e i dirigenti comunali erano stati accusati dei reati di falso, abuso di ufficio e omissioni di atti di ufficio, in riferimento a condotte amministrative riguardanti il Cimitero regio di San Martino delle Scale. I difensori hanno dimostrato che i sette dipendenti pubblici “avevano agito nell’esclusivo interesse pubblico e con correttezza amministrativa. Nonostante ciò l’amministrazione si era costituita parte civile nei loro confronti, ritenendoli responsabili di avere violato il dovere di correttezza amministrativa”.

Arriva anche l’assoluzione per Giovanni Messina, ritenuto il promotore dell’associazione a delinquere. Il Giudice infatti ha assolto il Messina Giovanni dalle accuse di estorsione aggravata, truffa aggravata e appropriazione indebita. “Dopo 4 anni d’indagini preliminari – hanno dichiarato Salvino e Giada Caputo e Francesca Fucaloro – il contesto accusatorio viene notevolmente ridimensionato e adesso dovrà essere sottoposto al vaglio dibattimentale davanti la quarta sezione penale del Tribunale di Palermo in composizione collegiale. In quella sede dimostreremo anche l’inesistenza del reato di associazione a delinquere”.

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