Biagio Giordano, il partigiano 20enne monrealese morto per la libertà

Preferì la morte al tradimento

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Anche Monreale si appresta a celebrare la liberazione del popolo italiano dal nazifascismo. 77 anni fa – forse per la prima volta nella sua breve storia – l’Italia diventava libera. Da lì a poco un susseguirsi di governi liberali e democratici ( e certamente ben lontani da quelli che erano i  terribili fondamenti dell’ideologia fascista n.d.r.) portarono moltissime innovazioni al paese,  gettando le basi per un futuro glorioso.

Moltissimi uomini decisero di impugnare un fucile e contribuire, mettendo in gioco la propria vita, assieme all’esercito inglese e americano, alla cacciata del nemico tedesco. Tra questi c’era anche un monrealese. Un ragazzo di appena 19 anni, di nome Biagio Giordano. Nacque a Monreale il quindici febbraio del 1925 e si aggregò ad un reparto di partigiani nei pressi della Val Maurina. Fu catturato dai tedeschi. I nazisti tentarono di estorcere al giovane più informazioni possibili, torturandolo barbaramente. Il giovane Biagio Giordano però non tradì mai i suoi compagni, preferendo la morte, che probabilmente sarebbe comunque arrivata.

Venne fucilato nel giorno del suo ventesimo compleanno ad Imperia, lontano dall’amore dei genitori, ai quali inviò una tremenda lettera d’addio.

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