A Monreale si continuano a tagliare alberi, spesso in modo indiscriminato e senza un vero controllo preliminare. Una denuncia che viene da più voci. Questa volta a denunciare il taglio di un albero, l’ennesimo, nel territorio comunale sono Nino Carlotta e Giusi Madonia, del Comitato Pioppo Comune. Un altro grande albero è scomparso da Pioppo. Lo raccontano i due attivisti tramite una nota.

Buon Natale caro Albero e addio!
La comunità di Pioppo è da sempre una frazione fortemente legata al suo territorio, con una grande passione sociale. A dimostrazione di tutto ciò, tanti eventi, brutti ma anche belli. Ad esempio il carnevale, il presepe vivente, le attività ludico ricreative e artistiche con i bambini, la grande passione politica e autonomistica, quella calcistica con tanto di vivace e colorata tifoseria e altri e altri ancora. Eventi, persone e luoghi che sudano racconti. Oggi parte di questa storia, ha smesso di esistere.

Facciamo un passo indietro e torniamo al 2002, anno nel quale l’appena nato GRUPPO SOCIALE, pensò ad allestire una serie di addobbi natalizi lungo le vie del paese; molti ricorderanno gli addobbi fatti con palle di natale riciclate, luminarie e decorazioni con rami e alberi da sfollamento dei boschi. Durante il passaggio dai boschi al paese, veniva usato il magazzino di un privato come luogo di stallo e lì un seme di cipresso decise di cadere al suolo e germogliare. Quel cipresso cresceva insieme alla comunità e insieme alle attività da essa organizzate. Era lì durante gli inverni freddi mentre si allestivano i carri per il carnevale, era lì quando si chiudeva la strada provinciale per lo svolgimento dei giochi antichi, era lì quando si preparavano le capanne del presepe vivente.

Cresceva lui e crescevamo noi, anche durante questi ultimi anni di fermo pandemico e sociale è rimasto lì, raggiungendo quasi i 6/7 metri di altezza, come a voler sorvegliare la vara di Sant’Anna, patrona di Pioppo, custodita dentro quel magazzino. Nei decenni è stata la gratitudine il nostro sentimento per aver scelto proprio quel posto dove nascere. Era uno di famiglia, un fratello minore, un ragazzo robusto e vigoroso a cui lasciare il testimone di questa porzione di terra.

Oggi, a 20 anni dalla sua nascita, il comune di Monreale autorizza qualcuno a togliergli per sempre la possibilità di continuare a vivere, senza neanche pensare d’informare i proprietari di quel luogo.
All’improvviso, proprio come quando in estate scoppiano gli incendi, in inverno un albero giovane con una storia grande e potente, viene abbattuto.

Cosa spinge gli uffici preposti ad assecondare richieste di questo tipo? Un albero giovane di 20 anni può essere davvero pericoloso? O semplicemente oscillava al vento, come tutti gli alberi che per loro natura sono flessibili? A proposito, ma le palme di piazza Vittorio Emanuele a Monreale che con il vento sembrano piegarsi, vanno abbattute? Tante domande, tanti quesiti che non per forza necessitano di risposte.
Perché tanto un albero non c’è più. Forse le risposte che si avranno, saranno quelle di tipo giuridico, considerato che il proprietario dell’area e altri cittadini hanno già chiesto un parere legale.

Probabilmente, anzi quasi del tutto sicuramente, per chi ha firmato la relazione, l’autorizzazione a procedere e per chi ha acceso la motosega, si trattava solo di un albero, tronchi e rami come qualsiasi altro, e forse hanno fatto solo quel che dovevano, trattando la cosa come una questione di sicurezza. Ma allora ci chiediamo, perché la sicurezza e la salute del cittadino non passano mai dall’applicazione di una legge che prevede la piantumazione di un albero per ogni bambino nato?

La sola risposta che vogliamo noi sta dentro un percorso di ricognizione che il comune con gli uffici competenti potrà e ci auguriamo vorrà svolgere. Esistono diversi alberi sul territorio, che potrebbero spaventare qualcuno, per flessibilità e altezza, chiediamo venga data la giusta attenzione e informazione qualora vengano presentate segnalazioni di pericolosità, affinché non possa ripetersi più quello che oggi rende tutti noi un po’ più soli.

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