Economia

Buoni pasto, arrivano buone notizie per chi lavora in smart working

I buoni pasto rappresentano una soluzione molto gettonata tra le aziende e apprezzata dai dipendenti. I collaboratori, con questi ticket che sono cartacei oppure digitali, possono acquistare i cibi che desiderano nelle attività convenzionate, fare la spesa o farsi spedire direttamente a casa le pietanze ordinate.

Ci sono però alcuni punti che sollevano dei dubbi, che riguardano soprattutto le persone che operano in smart working. Loro hanno diritto ai buoni pasto? Sulla questione è intervenuta direttamente l’Agenzia delle Entrate, che ha fatto chiarezza spiegando che questi benefit sono fruibili anche da chi lavora part time o a tempo pieno, anche quando l’orario di lavoro non coincide con la pausa pranzo.

L’Agenzia delle Entrate ha quindi tenuto conto delle nuove modalità di lavoro flessibili, sempre più diffuse soprattutto dopo la pandemia, secondo le quali il dipendente non deve necessariamente recarsi sul posto di lavoro, ma può espletare le sue mansioni da casa o da qualsiasi altro luogo. Questo significa che anche chi opera in smart working può fruire dei buoni pasto che, entro i limiti di 4 euro per quelli cartacei e di 8 euro per quelli elettronici, non concorrono alla formazione del reddito. Il discorso è piuttosto articolato, quindi per una spiegazione più dettagliata rimandiamo all’articolo realizzato da una fonte autorevole che spiega come funzionano i buoni pasto in smart working a livello normativo e burocratico.

I datori di lavoro non devono quindi applicare la ritenuta d’acconto ai fini Irpef ai dipendenti che operano in smart working e che fruiscono dei buoni pasto. Questo vale indipendentemente che il collaboratore operi da casa o in modalità di lavoro agile.

I buoni pasto possono inoltre avere un valore variabile e vengono acquistati dalle aziende che, a loro volta, li mettono a disposizione dei collaboratori. I dipendenti possono quindi mangiare in tutte le attività ristorative convenzionate, che rappresentano un’ottima alternativa se il cibo proposto dalla mensa aziendale non è di proprio gradimento.

Va però ricordato che i buoni pasto non possono essere ceduti, né commercializzati né tanto meno convertiti in denaro. Inoltre solo il titolare ne può beneficiare e i ticket non possono essere cumulati entro un limite di 8 buoni pasto al giorno.

I buoni pasto fanno felici i dipendenti, che vedono notevolmente aumentare il loro potere d’acquisto, ma sorridono anche le aziende. I datori di lavoro che acquistano i buoni pasto possono detrarre il costo dalle imposte dirette Irpef, Ires e Irap.

Le aziende quindi possono offrire ai loro dipendenti un servizio in più nell’ambito del welfare aziendale, una valida alternativa alla mensa aziendale che potrebbe proporre piatti non in linea con le preferenze gastronomiche dei collaboratori.

I buoni pasto sono strumenti flessibili, che danno ad ogni collaboratore la possibilità di consumare ciò che desiderano durante la pausa pranzo, ripartendo così più carichi e garantendo prestazioni ottimali che aumentano anche la produttività aziendale.

Redazione

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