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Servizio idrico, il no del Tar a Camastra “blinda” il passaggio di Monreale ad Amap

MONREALE – Il recente “no” del Tar di Palermo al Comune di Camastra, che chiedeva di poter gestire autonomamente il proprio servizio idrico, risuona come una potente conferma per la scelta, seppur sofferta e dibattuta, compiuta dall’amministrazione di Monreale. L’affidamento della rete idrica all’AMAP non è stata una decisione politica discrezionale, ma un atto dovuto imposto da un quadro normativo nazionale e regionale che lascia ben poco spazio di manovra ai singoli comuni.

La gestione autonoma è solo un’eccezione

La vicenda di Camastra, in provincia di Agrigento, è emblematica. Il piccolo centro si è visto respingere il ricorso presentato nel 2020 contro il diniego dell’Assemblea Territoriale Idrica (ATI) di Agrigento. I giudici amministrativi hanno stabilito un principio chiave: la gestione autonoma dell’acqua è un’eccezione da concedere solo in “casi eccezionali” e a patto di dimostrare “sicure garanzie di efficienza”. Una condizione che, secondo il Tar, Camastra non ha saputo provare. La regola, quindi, resta il “principio dell’unicità della gestione per ambiti territoriali ottimali”, volto a superare la frammentazione e le inefficienze.

Monreale ha evitato lo scontro legale

Questo scenario, fatto di battaglie legali, costi per la collettività e un’inevitabile sconfitta, è esattamente ciò che l’amministrazione di Monreale ha evitato. La normativa nazionale (decreto legislativo 152/2006) e regionale è interamente incentrata sulla necessità di organizzare il Servizio Idrico Integrato per Ambiti Territoriali Ottimali (ATO), individuando un soggetto gestore unico. La scelta sulla forma di gestione, come ribadito da altre sentenze, spetta all’ente di governo A.T.I. e non al singolo Comune, per il quale l’adesione diventa un atto vincolato.

Una scelta dettata anche da criticità finanziarie

Per Monreale, il passaggio ad AMAP, formalizzato dopo l’approvazione in Consiglio Comunale, non è stato solo un’adesione alla legge, ma una necessità dettata anche da pressanti criticità finanziarie e infrastrutturali. L’esternalizzazione del servizio era stata indicata come un obiettivo dal Ministero dell’Interno per il riequilibrio di bilancio del Comune. Inoltre, l’amministrazione comunale si trovava nell’impossibilità di far fronte con proprie risorse agli ingenti investimenti necessari per l’ammodernamento delle reti idriche e fognarie, la costruzione di depuratori e il miglioramento generale di un servizio afflitto da carenze.

L’unica via per evitare il fallimento

La scelta di aderire al gestore unico d’ambito, quindi, si è configurata come l’unica via percorribile per non incorrere in un fallimento gestionale e per evitare il commissariamento da parte della Regione, sorte che tocca ai comuni che si rifiutano di ottemperare. Sebbene la decisione abbia generato malcontento e timori, soprattutto per un possibile aumento delle tariffe, l’alternativa sarebbe stata una lunga e infruttuosa battaglia legale, con costi certi per l’ente e un servizio sempre più precario per i cittadini.

Una decisione confermata dalla giustizia amministrativa

La sentenza su Camastra, dunque, non fa che confermare la correttezza di una scelta che, per quanto dolorosa, era l’unica percorribile per garantire un futuro al servizio idrico di Monreale e rispettare un quadro normativo che non ammette deroghe se non in casi rarissimi e ben documentati. Mentre Camastra ha perso la sua battaglia per l’autonomia, Monreale, avendo seguito la via maestra indicata dalla legge, può ora concentrarsi sul vigilare affinché il nuovo gestore, AMAP, garantisca gli investimenti promessi e un servizio efficiente per tutta la comunità.

Gaetano Ferraro

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