Le nuove rivelazioni arrivano da un uomo che negli anni 50 era poco o più di un ragazzo
Monreale, 31 gennaio 2018 – Chi ha paura di Giuliano? Perché i documenti che lo riguardano sono ancora segreto di Stato? Quella di Salvatore Giuliano, secondo gli archivi morto a Castelvetrano il 5 luglio 1950, resta ancora una storia avvolta nel mistero. Oggi, a rendere ancora più affascinante la leggenda di Giuliano, arrivano nuove e sconvolgenti dichiarazioni di un testimone oculare sulle vicende legate al bandito e su un mistero mai svelato sul quale si fonda la storia d’Italia.
Le nuove rivelazioni arrivano da un uomo che negli anni 50 era poco o più di un ragazzo. La sua testimonianza è stata raccolta da Valentina Gebbia, scrittrice, giornalista e regista, insieme al criminologo Nunzio Giangrande. «Ero la vedetta di Salvatore Giuliano, andavo a prendere il pane, di tutto facevo per la banda Giuliano – rivela nel video realizzato da Valentina Gebbia l’uomo dai capelli bianchi e con il volto oscurato – Giuliano non ha mai sparato a Portella della Ginestra. L’ho visto Giuliano a Portella, l’ho visto quando è andato e l’ho visto quando è tornato. Giuliano non era un bandito, non era cattivo, se aveva un pezzo di pane lo dava a chi aveva più fame di lui». Secondo quanto dice l’uomo, la stage venne ordinata dalla mafia, dai politici, dalla giustizia «per mettere il popolo siciliano contro Giuliano». «La Giustizia – racconta – disse alla mafia che se avesse aiutato loro a distruggere la banda Giuliano, avrebbe chiuso un occhio. La mafia doveva consegnare alla giustizia Giuliano morto perché sapeva troppe cose».
Un grande interrogativo ruota attorno alla morte di Salvatore Giuliano ed ecco che il testimone racconta di un appuntamento a Borgetto con Nino ‘u Baruni, al quale Giuliano si presentò vestito elegante. «Era il 6 luglio dell’anno 1950», racconta. La morte di Giuliano risalirebbe però al 5 luglio 1950. «Non ho mai creduto al fatto che Giuliano era stato ammazzato il 5 luglio del 1950». I dubbi sulla morte del bandito sono suffragati anche da Giuseppe Sciortino Giuliano, nipote del bandito, che cura oggi la Casa-Museo dedicata al nonno. Sciortino, reputa «un risultato, arrivato dopo un anno, che lascia perplessi» quello degli esami eseguiti sulla presunta salma di Giuliano che si trova nel cimitero di Montelepre. «Lo scheletro appartiene ad una persona di 1.67 centimetri ma Giuliano era altro 1.77 centimetri – rivela il nipote – ognuno rifletta e tiri le dovute deduzioni».
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