
Affidarsi ai santi quando nessuno ci può. È ormai l’ultima speranza San Giovanni Gualberto per salvare dalle fiamme il bosco di Casaboli, martoriato negli ultimi anni da gravi roghi. C’è però una parte, che si trova dentro il cuore del bosco, che ancora è stata risparmiata, quella dove c’è una piccola cappella votiva. Al santo, protettore dei Forestali e dei Selvicoltori d’Italia, non resta che affidarsi per salvare una risorsa d’inestimabile valore come Casaboli, visto che ormai dalle istituzioni arrivano solo promesse e proclami, nulla più.
Lo spunto viene da una nota del Comitato Pioppo Comune, che già in passato ha parlato del problema incendi, indagando sulle cause e sulle conseguenze di ogni santa estate. “Ed è proprio di un santo che abbiamo bisogno, di un santo che possibilmente faccia anche i miracoli”, dicono dal comitato pioppese
Secondo un racconto, riportato anche in un reportage del Comitato, nel corso di numerosi incendi che distrussero parte del bosco di Casaboli, il fuoco si fermò proprio alle porte del boschetto di cedri che circonda il Santo. “Un Santo che non c’è più ma che forse in qualche modo protegge ancora quella piccola area”.
Si tratta solo di una piccolissima area boschiva ma dalla quale potrebbe iniziare a prendere corpo una più corposa opera di valorizzazione. Da qui il progetto del Comitato che ha deciso di riprendere quanto lasciato in sospeso: “Valorizzare, abbellire e riaccendere i riflettori, davanti a un quasi immobilismo istituzionale sulle questioni che riguardano il nostro patrimonio boschivo”.
Nel bosco è spuntato ora il dipinto di San Giovanni Gualberto, realizzato su una lastra di legno. “Speriamo di attirare l’attenzione di tutti gli attori e protagonisti principali che potrebbero avere il “potere” di cambiare le sorti di questo territorio, perché inizino davvero a interessarsi e occuparsi fattivamente dei nostri boschi, della Cappella di Gibilmesi, della via Valle Tajo, (che come tutti sappiamo è la via che conduce a Casaboli), della piantumazione di tanti alberi, tra cui quelli per ogni bambino nato, della forestazione ordinaria, della prevenzione seria che resta di fatto l’unico strumento di contrasto agli incendi (ripristino dei laghi artificiali attualmente dismessi, installazione e diffusione nel territorio delle colonnine idranti antincendio in soprassuolo), dell’attuazione di quanto previsto dalla legge rispetto al catasto degli incendi nel comune”.
D qui anche l’appello dei ragazzi del Comitato Pioppo Comune. “Bisogna trovare il coraggio di multare i proprietari dei terreni incolti, specie quelli ricadenti tra le aree sensibili, rischiando anche di essere impopolari, e da un giusto ed efficace sistema di videosorveglianza nelle aree più sensibili del territorio. Queste potrebbero essere le cose da realizzare per la salvaguardia del nostro territorio, per evitare di ritrovarsi ogni anno a parlare sempre delle stesse cose ma con migliaia di ettari in più andati in fumo”.
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