
Il comune era sotto assedio dei creditori, le casse erano vuote e si andava diritti verso la bancarotta. Non vi erano più i soldi per pagare stipendi, servizi. Si rischiava perfino che l’Enel interrompesse l’energia elettrica negli uffici e che il Comune non avesse più i soldi per pagare gli stipendi. Insomma, era un comune in piena crisi di risorse quello che si trovò ad amministrare l’ex sindaco Toti Gullo. La giunta scansò il dissesto finanziario – arrivato però qualche anno dopo – preferendo una soluzione che oggi, a distanza di quasi 18 anni viene contestata dalla Corte dei Conti e sono 36 i nomi che compaiono nell’invito a dedurre della Procura regionale. L’ipotesi formulata dai magistrati contabili è quella operazione avrebbe potuto causare un presunto danno erariale di oltre 10 milioni di euro.

L’operazione in questione è quello del contratto di “lease-back” della Caserma dei Carabinieri di Monreale vi via Biagio Giordano (in copertina), stipulato con un ente bancario. Come detto, si trattava di una soluzione d’emergenza visto che le casse del Comune erano ormai sguarnite ed si rischiava anche la paralisi dell’ente oltre che i pagamenti degli stipendi e delle utenze. La giunta Gullo decise, per evitare il default, di firmare un contratto con un ente bancario a cui venne ceduta la Caserma dei Carabinieri, per poi riscattarla nel corso degli anni. Un’operazione di “finanza creativa” che permise di evitare il tracollo del comune di Monreale, avvenuto però dopo qualche anno.
Ora però addirittura a distanza di 18 anni, la Corte dei Conti si è accorta che, almeno secondo quanto scrivono i magistrati che quella operazione avrebbe comportato un danno erariale per l’ente che spese le somme derivanti da quella operazione in parte per coprire le spese correnti e non per reinvestirli, come suggerirebbe la normativa. Una segnalazione sulle possibili ricadute negative dell’operazione già nel corso di una seduta di consiglio comunale di allora venne fatta da un consigliere di minoranza. Ora dopo che il Comune è stato dichiarato in dissesto e i commissari hanno fatto il proprio lavoro facendo fuoriuscire il comune dalle sabbie mobili, arriva il conto dei magistrati palermitani.
Una materia complessa, sulla quale, a distanza di anni è difficile entrare. “L’alienazione del bene ha costretto l’ente e sopportare un depauperamento patrimoniale, concorrendo alle cause del dissesto finanziario”, si legge nel documento della Corte dei Conti secondo cui si è trattato di una operazione che “è stata posta in essere per consentire di rinviare nel tempo i necessari interventi di riequilibrio della situazione dell’ente”
La Corte dei Conti reputa quindi responsabili del presunto danno erariale 36 tra amministratori, dirigenti, componenti della giunta e consiglieri comunali. Dopo 18 anni potrebbe essere difficile arrivare a una sentenza visti i tempi della giustizia e visti i tempi relativi alla prescrizione.


