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Home » Smart working, fenomeno in calo o flessione fisiologica?
Economia

Smart working, fenomeno in calo o flessione fisiologica?

Ultimo aggiornamento: 22/11/2022 - 09:51
scritto da Redazione
Pubblicato il 22/11/2022
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6 Min Read
Man working with laptop. Mans hands on laptop computer. Businessman at workplace keyboarding on laptop with blank screen mockup.
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Esploso durante l’emergenza legata alla pandemia di Covid-19, sebbene si trattasse di un fenomeno già in crescita soprattutto negli altri Paesi europei, lo smart working sta incontrando una fase di flessione, certificata dalla diminuzione delle offerte di lavoro in cui viene prevista questa modalità. Il trend negativo è sicuramente legato al ritorno alla normalità, che ha spinto molte aziende a richiamare in sede i propri dipendenti, ma sembra azzardato ipotizzare un forte ridimensionamento del lavoro agile e da remoto in un’epoca dominata dalle tecnologie digitali. Ecco dunque cosa sta accadendo e cosa attendersi nel prossimo futuro.

Man working with laptop. Mans hands on laptop computer. Businessman at workplace keyboarding on laptop with blank screen mockup.

Il boom dello smart working in Italia e nel mondo

Con l’espressione “smart working” si fa riferimento a una filosofia lavorativa basata sulla possibilità di svolgere le proprie attività a distanza e di gestire in maniera più autonoma orari e carichi di lavoro. Il fenomeno ha iniziato a imporsi nei Paesi più avanzati grazie alla diffusione di internet e delle nuove tecnologie digitali, che permettono di connettersi in tempo reale con colleghi, clienti e fornitori e fare tutto ciò che si può fare in ufficio semplicemente collegandosi da remoto, un po’ come avvenuto in precedenza con la digitalizzazione di altre attività, ludiche e di intrattenimento in primis.

Le piattaforme dedicate ai casinò online, come i casinò AAMS, rappresentano infatti un esempio lampante di questo cambiamento: grazie alla rete internet, infatti, gli appassionati possono accedere ai propri passatempi preferiti direttamente da PC e da mobile, evitando così di dover raggiungere le sale fisiche ma senza rinunciare alle stesse emozioni.

Slot machine, roulette e tornei di carte online sono oggi all’ordine del giorno e vengono particolarmente apprezzati per la loro capacità di riprodurre fedelmente le atmosfere delle sale seppur in chiave digitale, mettendo così a disposizione degli utenti un sistema sicuro e coinvolgente con cui trascorrere il tempo in qualunque luogo ci si trovi.

Con i dovuti distinguo, qualcosa di molto simile è avvenuto in ambito lavorativo, con la dematerializzazione delle attività e l’introduzione della possibilità di operare online, ottimizzando tempi e costi. Fatta eccezione per alcune grandi realtà multinazionali, però, lo smart working ha faticato a imporsi prima dell’arrivo del Covid-19, che ha costretto le aziende private e pubbliche a limitare al minimo i contatti fisici e a sperimentare queste nuove soluzioni.

Il calo dello smart working negli ultimi mesi

Gli analisti stanno studiando il fenomeno dello smart working ormai da diversi anni, per capire se si possa trattare di una soluzione definitiva e irrinunciabile.

Da questo punto di vista, ciò che sta emergendo negli ultimi mesi è il trend negativo delle offerte di lavoro in smart working, certificato dal social network professionale per eccellenza, ossia LinkedIn, che evidenzia come le offerte relative a posti di lavoro da remoto siano scese del 5% negli Stati Uniti e con percentuali simili anche nel Regno Unito e in India.

La percentuale di annunci riguardanti lavori da remoto resta sostanzialmente molto più alta rispetto ai livelli pre-pandemia, ma sembra non coprire più quella che è invece la domanda di coloro che sperano di essere assunti con contratti di questo tipo, tra l’altro in aumento dal momento che la flessibilità e l’autonomia sono sempre più spesso considerati fattori prioritari subito dopo la retribuzione.

Anche in Italia lo smart working risulta essere in leggero calo, complice il ritorno in presenza di molti dipendenti pubblici e privati, ma rimane un fenomeno di assoluto interesse, con ancora 3,6 milioni di lavoratori da remoto (-500mila rispetto al 2021) impiegati soprattutto nelle aziende di grandi dimensioni. Le PMI, invece, sembrano più propense a ridurre il tasso di impiego dello smart working mentre diverso è il caso degli enti pubblici, dove al calo degli ultimi mesi corrispondono anche piani di incremento da implementare nei prossimi mesi.

Lo smart working è in crisi?

Per rispondere a questa domanda occorre considerare diversi fattori che ci fanno comprendere quanto il lavoro agile sia tutt’altro che destinato a sparire: in primis, infatti, bisogna tener conto dell’attuale crisi economica legata alla situazione geopolitica ed energetica internazionale, che alimentando l’incertezza sta facendo ridurre le assunzioni in generale.

In secondo luogo, è assolutamente fisiologico che al boom dell’ultimo triennio possa corrispondere un leggero calo, proprio perché molte aziende hanno adottato questa modalità solo in un’ottica emergenziale, ben sapendo che non sarebbe stata una soluzione definitiva. Ciò vuol dire solo che molti posti di lavoro da remoto erano già destinati a ritornare alla loro dimensione originaria, ma non che lo smart working sia improvvisamente diventato inutile: c’è anzi da attendersi ora un nuovo trend di crescita, più lento e costante, ma dalle radici ben più solide.

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