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Home » Monreale, il ricordo dell’avvocato Macchiarella di Tonino Russo: “Uomo che sapeva parlare al cuore”
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Monreale, il ricordo dell’avvocato Macchiarella di Tonino Russo: “Uomo che sapeva parlare al cuore”

Ultimo aggiornamento: 11/12/2025 - 10:30
scritto da Redazione
Pubblicato il 11/12/2025
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6 Min Read
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Il ricordo di Tonino Russo nel giorno dell’ultimo saluto a Francesco Macchiarella, scomparso nel giorno dell’Immacolata.

Tonino Russo

 

Ho conosciuto l’avvocato Francesco Macchiarella poco meno di una decina di anni fa. C’era una manifestazione a Pioppo, con corteo molto partecipato, per protestare contro l’ennesimo incendio boschivo di Casaboli. Al termine, fu data la parola anche a questo signore dai tratti eleganti e gentili. Mi colpì subito il silenzio che si creò, come succede per i grandi oratori. Francesco non deluse le aspettative: con metodo e chiarezza argomentò le sue tesi e riscosse un grande apprezzamento. Era la prima volta che lo sentivo e lo vedevo.

Nonostante il mio sconforto per la devastazione del Bosco di Casaboli mi si accese una nuova speranza. Quell’uomo aveva saputo parlare al cuore di tanti prima che alle loro menti. Qualche tempo dopo il segretario attuale del PD monrealese, ci invitò col pretesto di un the pomeridiano per conoscerci. Ho potuto così intrecciare con lui una collaborazione che si è sviluppata, nel tempo, in modo proficuo. La buonanima di Angelo Marceca, prima di lasciarci anche lui, mi disse: “Quest’avvocato è una gran persona perbene. Frequentarlo è un arricchimento morale ed intellettuale”. E, almeno per me e, presumo per chi ha avuto il privilegio di conoscerlo, è stato davvero così. Assieme ad altri ed altre decidemmo di dar vita all’esperienza di Monreale Bene Comune, di cui lui ne divenne il coordinatore. Grazie alla sua passione ed all’impegno instancabile, il movimento divenne una fucina politica di elaborazione molto interessante. Certo quel tentativo avrebbe meritato più fortuna, ma, come da sue testuali parole che finirono per farci ridere: “Fin dal mito di Troia non tutte le storie dell’umanità sono riuscite a lieto fine. Figurarsi qui dove c’è poco di mitologico”.

Spirito libero e raffinato, amava definirsi un fiero “sessantottino”. È stato negli organismi dirigenti del Pd siciliano e due anni fa decise di aderire ad Italia viva di Renzi e Faraone. Amava coltivare svariati interessi che andavano oltre la vocazione forense. Innanzitutto, i suoi amati cavalli per i quali aveva allestito un gran bel maneggio nei pressi di Poggio San Francesco. Purtroppo, a causa del fuoco dei piromani di Portella delle Ginestre, pochi anni fa, è stato cancellato rendendo il tutto inagibile, perfino la sua abitazione di cui andava orgoglioso. Prima di allora mai avevo notato una amarezza più profonda, i sacrifici di una vita e di una passione innata ridotte letteralmente in cenere. A vent’anni o trent’anni forse trovi le forze per ricostruire ed intraprendere nuove avventure ma anche per uno spirito indomito come lui, quel colpo era stato troppo.

“Ancora aspetto che la Regione mi risarcisca. E quannu?” – a mia domanda amareggiato tempo fa rispose -. Si, proprio così Francesco, e quannu, dopo “chiacchiere e tabacchiere i lignu”? Anche il teatro, l’arte, la lirica lo appassionavano tanto. Quattro anni fa andammo insieme a vedere la Traviata che si teneva nell’anfiteatro della Villa a Mare a Terrasini. Soddisfatto dell’opera e dell’impegno di quell’amministrazione, finì per deprimersi al pensiero del nostro paesello in cui tutto ruota attorno al Food, come lorsignori vogliono! Scrivere, per lui, oltre che professione è stata una divertita passione, spesso mordace. Basterebbe rileggere “il punto di Macchia” che veniva pubblicato da Filodiretto. Belle pagine di genuino impegno civile. Pure le pagine dei libri vedevano la sua attenzione da abbonato in prima fila: due mesi fa mi aveva onorato della sua presenza alla presentazione del libro di Adelmo Cervi e la settimana scorsa ci eravamo incontrati e confrontati sul libro di Antonio Ferrante, sul Pd siciliano. Poi, ma non per ultimo, il cinema.

Anche per la festa dell’Immacolata sarebbe andato al cinema. Era pronto per uscire, con il telefonino già in tasca, ma il malore fatale non gli ha permesso di andare oltre.

Gli ultimi fotogrammi di una vita vissuta bene, forse restano negli occhi increduli ed impauriti della tua ormai cagnolona Grey. Mi piace immaginarla vicino a te, per come hai desiderato ritrovarla dopo che si era per 3 mesi perduta. Certo, il destino (ma cos’è il destino?) non ti ha permesso di salutare tutti col garbo e la gentilezza propria dell’uomo che tutti abbiamo apprezzato e che ancora una volta, l’ultima, avresti voluto usare. Non dartene pena, Francesco: per tanti il tuo passaggio è stato importante e, non è retorica, davvero ci mancherai. Se lì dove sei già capirai che potrà esserci un rivederci, conserva qualche sedia accanto a te: dí argomenti ne accumuleremo e torneremo a confrontarci come vecchi compagni!

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