
MONREALE – La Seconda Sezione Penale del Tribunale di Palermo ha condannato in via definitiva A. Z. alla pena di 2 anni e 6 mesi di reclusione per maltrattamenti nei confronti dell’ex moglie, aggravati dall’aver commesso i fatti ai danni di una donna in stato di gravidanza e alla presenza di un figlio neonato.

I fatti risalgono al periodo compreso tra giugno 2015 e marzo 2016 e si sono verificati nei territori di Grisì e Camporeale. Dopo aver contratto matrimonio con V. G. nell’aprile 2015, sin dai primi mesi di convivenza l’imputato – originario di Alcamo – avrebbe posto in essere condotte violente e vessatorie fatte di insulti, minacce e aggressioni fisiche, anche durante la gravidanza della donna.
Secondo quanto emerso in sede processuale, la situazione sarebbe degenerata nei primi mesi del 2016. In un episodio, durante una discussione legata alla richiesta di separazione, l’imputato avrebbe afferrato la donna per il collo tentando di strangolarla e minacciandola di morte. In un’altra occasione, avrebbe minacciato la moglie e il figlio neonato, di appena tre mesi, con un coltello, a seguito del rifiuto della donna di avere un rapporto sessuale. Pochi giorni dopo, la vittima è riuscita a lasciare l’abitazione e a sporgere denuncia, dando avvio al procedimento penale.
Il processo, iniziato nel dicembre 2017, si è svolto davanti al Giudice Monocratico del Tribunale di Palermo, in assenza dell’imputato, che non si è mai presentato alle udienze pur essendo assistito da diversi legali nel corso degli anni.
La donna si è costituita parte civile ed è stata assistita dagli Avvocati Marco Abbate, Tommaso Abbate e Salvatore Abbate di Grisì, subentrati all’Avv. Filippo di Matteo nel 2020, che l’hanno seguita per tutta la durata dell’istruttoria dibattimentale fino alla sentenza.
Centrale, nelle motivazioni del giudice, è la valutazione della testimonianza della stessa V. G., ritenuta dettagliata e coerente. Il Tribunale ha inoltre valorizzato le deposizioni dei familiari che, pur non avendo assistito direttamente alle violenze fisiche – taciute dalla donna per timore – hanno riferito di un contesto domestico segnato da continue tensioni, urla e segni evidenti di violenza, delineando un quadro convergente con il racconto della vittima.
Sotto il profilo soggettivo, il giudice ha ritenuto accertato che l’imputato agisse con piena consapevolezza e con il deliberato intento di mortificare la dignità della moglie, riducendola a oggetto di sfogo della propria violenza, non trattandosi di episodi isolati ma di una condotta sistematica e protratta nel tempo.
Per tali ragioni, il Tribunale ha accolto le richieste formulate dai difensori della parte civile, disponendo, oltre alla pena detentiva che sarà eseguita a partire dal prossimo maggio, il risarcimento del danno morale in favore della vittima, quantificato in via equitativa in euro 6.000,00, nonché la rifusione delle spese di costituzione e difesa, liquidate in euro 2.050,00, oltre accessori di legge.
Nelle more del procedimento penale, la donna, assistita dai medesimi legali, ha avviato un parallelo giudizio civile, ottenendo la separazione da A. Z. e l’affidamento esclusivo del figlio minore avuto con l’imputato, anche in ragione delle condotte accertate.
“Abbiamo assunto l’incarico in un momento particolarmente delicato, nel pieno dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, quando il procedimento, pur essendo già al secondo anno, si trovava ancora in una fase iniziale sotto il profilo istruttorio. Nonostante le difficoltà legate al contesto e alla complessità della vicenda, il percorso processuale è stato portato avanti con continuità fino al raggiungimento del risultato odierno. Esprimiamo soddisfazione per l’esito del giudizio, che riconosce la fondatezza delle ragioni della nostra assistita e restituisce giustizia a una vicenda particolarmente grave. Siamo soprattutto lieti che V. G. abbia oggi ritrovato serenità, riuscendo a ricostruire la propria vita, lasciandosi alle spalle quanto accaduto”.


