
MONREALE – I dati definitivi non lasciano spazio a interpretazioni: a Monreale il referendum sulle norme dell’ordinamento giurisdizionale si chiude con una netta affermazione del fronte del “No”, che raccoglie il 64,24% delle preferenze, contro un magro 35,76% di “Sì”. Un risultato che va oltre la semplice conta dei voti e che Raimondo Burgio, Segretario del PD locale e promotore del Comitato per il No, definisce come un vero e proprio atto di “resistenza civile”.

Secondo Burgio, la vittoria non è figlia di logiche di scuderia, ma di una consapevolezza diffusa tra i cittadini: “Ho visto famiglie, giovani e artigiani entrare nei seggi con una determinazione silenziosa”, spiega il segretario. “Non si sono mossi per seguire uno slogan, ma perché hanno percepito che i valori fondanti della nostra Costituzione fossero a rischio”.
Il segretario dem sottolinea come la comunità monrealese non si sia lasciata influenzare dalle narrazioni social o da semplificazioni parlamentari, scegliendo la via del ragionamento e del confronto nelle piazze. Per Burgio, il 64% dei No è il frutto di un lavoro capillare che ha rimesso al centro il valore dell’eredità civile del Paese.
Tuttavia, il messaggio inviato dalle urne non deve essere considerato un punto di arrivo. “La vittoria del No è un chiarimento necessario”, incalza Burgio. “Mentre chi ha sostenuto il Sì proverà a minimizzare, noi continueremo a stare vicini ai problemi reali: il lavoro che manca, la sanità pubblica in sofferenza e un territorio che chiede attenzione. Quella scheda verde non era solo un voto, era la firma di una comunità che sa difendere ciò che conta”.


