
Riceviamo e pubblichiamo una nota dell’Associazione monrealese Arci Link sull’apertura della sede INPS a Monreale.

L’amministrazione di Monreale sceglie di tradire il territorio e, con un’estraneità assoluta, il governo della città scegli di svenderne brutalmente l’anima. L’Ex Hotel Savoia incarna oggi questo strappo violento in cui la logica del profitto schiaccia ogni vocazione culturale e trasforma un luogo destinato alla progettualità collettiva in una vittima della burocrazia più arida e impersonale . Le istituzioni sacrificano la storia sull’altare di un rendiconto economico sterile ignorando che l’abitare lo spazio pubblico costituisca l’atto politico essenziale di una comunità viva che trasforma la cittadinanza in corpo vivo e partecipe e non in semplici spettatori di un declino amministrato. A Monreale questo diritto rimane un miraggio e il tessuto sociale arranca tra ostacoli insormontabili dove l’assenza di una sedi fisiche condanna l’associazionismo all’invisibilità. Realtà come Link sostengono in solitudine oneri immensi per supplire alle croniche omissioni istituzionali, garantendo servizi che dovrebbero essere pilastri del bene comune. Monreale, piegata da una deriva puramente speculativa, sembra rassegnarsi al destino di città-dormitorio, sacrificando la propria vitalità sull’altare di un freddo calcolo d’ufficio.
Il Comune non solo non propone alternative, ma dimostra di ignorare completamente il valore vitale di questi spazi e la necessità di un luogo fisico per far nascere idee e partecipazione. Mentre altre città e piccoli borghi d’Italia rinascono attraverso la rigenerazione urbana e l’imprenditoria culturale, Monreale sceglie la strada del passato e si affida a un modello statico e antico privo di prospettiva. Gestire un bene comune in modo attivo è faticoso, quindi le istituzioni spesso preferiscono la strada più semplice e pigra. Questa scelta, però, toglie vitalità al territorio e blocca ogni occasione di crescita per la comunità.
Questa politica si ancora a modelli arcaici e trasforma la città in un ufficio senz’anima proprio dove la cultura dovrebbe rappresentare l’unico collante contro il deserto sociale. Tagliare le risorse alla creatività genera un debito pesantissimo sul domani e l’Ex Hotel Savoia appare oggi come il simbolo plastico di un’ipocrisia insopportabile che svanisce davanti alle porte sbarrate. Vedere i giovani musicisti occupare la piazza sotto la pioggia durante il Sanacore Festival mentre le sale del Savoia restano chiuse e inutilizzate offende la dignità di chi resiste e dimostra una noncuranza imperdonabile: sottrarre metri quadri alla socialità per piazzare scrivanie declassa la nostra piazza a semplice sportello previdenziale proprio all’ombra di un monumento Patrimonio UNESCO.
Se l’obiettivo della politica risiedesse davvero nell’economia circolare e nel benessere diffuso, allora questa rappresenterebbe l’occasione perfetta per scommettere sull’imprenditoria culturale perché la necessità di generare valore richiede l’intelligenza di chi investe nelle competenze e nell’identità anziché la mediocrità di chi si accontenta di un canone d’affitto istituzionale per timore di gestire il coraggio di una visione. Quella di Monreale appare come una politica terrorizzata dalla vitalità che preferisce gestire il declino anziché affrontare la sfida del cambiamento.
Avete affittato il nostro diritto all’identità collettiva, svendendo il fermento culturale, la memoria condivisa e l’immaginario comune di un intero patrimonio sociale per un pugno di euro, e dimostrate che per voi Monreale rappresenta solo un bilancio da far quadrare sopra le teste di chi la abita. Il deserto che costruite troverà la nostra ferma opposizione perché questa città merita di respirare e di abitare il proprio futuro.


