Per Santo D’Alcamo si chiude la porta del Senato. La Bongiorno eletta nel collegio Monreale

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Monreale, 22 marzo 2018 – Santo D’Alcamo sfiora l’elezione al Senato della Repubblica. Per una mera applicazione di determinati criteri di elezione, l’assessore monrealese non potrà varcare la soglia di Palazzo Madama. D’Alcamo si trovava nella seconda posizione del listino bloccato di Noi con Salvini, a precederlo c’era l’avvocato Giulia Bongiorno. L’elezione di D’Alcamo é rimasta appesa ad un filo sin dal momento dello spoglio dei seggi. La proclamazione definitiva ha voluto che alla Bongiorno, prima della lista, fosse assegnato il seggio in Sicilia.

La legge elettorale ha previsto infatti, per analogia, che si applicasse al Senato lo stesso criterio usato per la Camera dei Deputati, per il quale chi è eletto in più collegi plurinominali viene proclamato in quello in cui prende la percentuale più bassa.

“Abbiamo compiuto un impresa quasi impossibile in pochissimo tempo – commenta D’Alcamo -. Grazie ad U.N.I.C.A, ad Angelo Valenza, a Pippo, a tutti i titolari di autoscuole e tutti gli amici. Oguno di noi sa quanto ha confribuito per raggiungere i 61 mila voti che hanno fatto scattare il seggio in Sicilia occidentale”.

Per l’assessore monrealese è possibile però possa arrivare un riconoscimento dal partito di Matteo Salvini che potrebbe tradursi anche in un eventuale incarico politico. “Il partito ha riconosciuto il nostro risultato – continua – e per questo subito dopo l’insediamento del Parlamento andremo a Roma per incontrare i vertici e decidere insieme come continuare il lavoro intrapreso” .
“Andiamo avanti, coscienti da persone serie e responsabili quali siamo, che l’impegno per il buon governo oggi è un dovere morale . Il Bene Comune, la difesa della Persona Umana, l’affermazione del principio di Solidarietà e di Sussidiarietà nella nostra comunità politica sono un impegno improcastinabile che non possiamo delegare a nessuno, dobbiamo caricarlo sulle nostre spalle per il bene dei nostri figli e della Sicilia”, ha concluso D’Alcamo.

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